In occasione degli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi la mostra Tracce francescane propone un itinerario nell’iconografia del santo nelle opere delle collezioni museali civiche e di privati.
San Francesco, come osserva Aldo Cazzullo nel recente volume a lui dedicato, è una figura fondativa dell’identità nazionale. Nacque e morì nel cuore della penisola, abitando nei luoghi più suggestivi dell’Italia centrale, viaggiando nel Bel Paese per divulgare il suo messaggio. Inventò il presepe vivente e, utilizzando la parola, la musica e il gesto per diffondere il Vangelo, contribuì allo sviluppo del teatro e delle rappresentazioni. Con il meraviglioso Cantico delle creature ha inizio la storia della nostra letteratura. San Francesco è stato il precursore dell’umanesimo. Ha ispirato alcuni tra i più grandi italiani della storia: sono stati terziari francescani Giotto, Dante, Petrarca, Boccaccio, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Alessandro Volta, Luigi Galvani, don Bosco, Alcide De Gasperi. Egli ha sostenuto con l’esempio la libertà e l’uguaglianza di tutti gli uomini. Si è preso cura dei malati e degli emarginati ed ha insegnato ad amare e proteggere la natura.
I dipinti e gli oggetti proposti illustrano differenti episodi della vita del “poverello d”Assisi”, mostrando la profonda spiritualità e l’umanità del santo il cui messaggio è quanto mai attuale.
«Il francescanesimo è un albero dai molti rami» e alcuni di questi hanno dato il loro frutto nel territorio feltrino, lasciando evidenti tracce nella religiosità e nella cultura del luogo.
La mostra passa in rassegna alcune di queste figure appartenenti all’Ordine dei Frati Minori che si sono particolarmente distinte, prima fra tutte quella del beato Bernardino Tomitano che, a partire dal nome assunto, si pose come ideale prosecutore dell’opera di san Bernardino da Siena, portando a compimento la fondazione dei Monti di Pietà. Ne mutuò anche il simbolo, il trigramma IHS entro un sole raggiante, visibile ancora dipinto o scolpito in pietra in molti edifici del territorio. Sul beato Bernardino da Feltre è fiorita nel corso del tempo una ricchissima iconografia della quale viene proposta una selezione.
Fu frate minore conventuale padre Antonio Cambruzzi, autore della Storia di Feltre «pilastro della memoria storica della città e del suo territorio», più volte guardiano, ovvero superiore, del convento di Santa Maria del Prato.
Francescano fu pure padre Francesco Tauro, autore di un codice degli alberi genealogici delle nobili famiglie feltrine, Urbis Feltriae permaxima silva e della Dissertazione sulla croce post bizantina che si conserva nel Museo Diocesano Belluno Feltre, oltre che compilatore dell’indice dei libri della biblioteca del convento di Santo Spirito.
La mostra, propedeutica a più ampi itinerari sul territorio, compie una carrellata sui siti e conventi francescani presenti in città, alcuni dei quali, come Santa Maria del Prato, Santo Spirito e Santa Chiara, non sono più esistenti, ma ben documentati e rappresentati, ad esempio, nella Veduta di Feltre di Domenico Falce e nel Panorama di Feltre di Marco Sebastiano Giampiccoli.
L’evento espositivo ha offerto l’occasione per una ricognizione nelle sale e nei depositi del Museo civico, consentendo riscoperte, revisioni e di effettuare alcuni impegnativi restauri, grazie al generoso contributo di alcune associazioni e ditte operanti sul territorio alle quali, così come ai prestatori, si esprime il più sentito ringraziamento.